La nostra nuova quotidianità!

Ecco la bellissima testimonianza di Benedetta, educatrice della Domus Laetitiae, a cui abbiamo chiesto di raccontarci come ha vissuto questo particolare periodo che ha avuto un forte impatto sul suo lavoro quotidiano:

“La mia? Sì, si potrebbe definire una disabilità invisibile. Sono sorda. Il motto che mi ha spinto da quando ero bambina è “se vuoi, puoi”, così ho imparato ad arrangiarmi, a perfezionare la mia capacità di utilizzare gli occhi, a percepire la realtà attraverso le vibrazioni e un’attenzione costantemente instancabile, a leggere il labiale delle persone che mi circondano… così sì che è invisibile!

COVID-19.
Ed ecco, tutte le mie strategie finora imbattibili, che mi facevano sentire tutto sommato sul pezzo e sulla stessa carreggiata di chi mi circonda, si sono rivelate inutili. Con l’avvento della pandemia la mia sordità non era più un qualcosa di invisibile. Si è rivelata un ostacolo tangibile, oggettivo e palpabile. La famosa realtà amara, alle volte accantonata.

Ogni giorno, dall’utilizzo obbligatorio della mascherina, sono piombata nell’isolamento dove ogni stratagemma sviluppato negli anni era totalmente inutile: viso inespressivo.

“Se vuoi, puoi”, no, in questo caso non è sufficiente. Servono comprensione, collaborazione, sensibilità, empatia, la voglia di mettersi in gioco e il coraggio, ingredienti che non potevo mettere in campo io sola. In questo caso non bastavano solo le mie di forze, erano necessarie forse soprattutto da coloro che mi circondano.

Alla DOMUS LAETITIAE tutti gli elementi necessari per farmi sentire nuovamente in carreggiata, c’erano tutti.

“Perché non proviamo a realizzare delle mascherine trasparenti?”, la notizia che mi ha illuminato e ridato speranza. Attualmente posso ritrovarmi a vivere un turno in cui posso lavorare nelle pari condizioni dei miei colleghi, non mi sento più isolata nell’isolamento. La bocca di coloro che hanno la voglia di venirmi incontro è nuovamente visibile, ed io posso rimettermi in carreggiata ed utilizzare ogni stratagemma sviluppato negli anni.

Ogni barriera, se si vuole, si può abbattere ed ecco le “normali differenze”.

Grazie di cuore a tutti coloro che hanno avuto il coraggio, la comprensione e la voglia di tendere una mano a un collega in difficoltà. Grazie per avermi fatto sentire nuovamente parte della squadra che porta avanti un lavoro prezioso. Un grazie sincero, infine, va a coloro che mi sono venuti incontro, continuando a farlo, abbattendo ogni ostacolo.”

In questa foto Benedetta e Clara!