Giovedì 12 maggio il vescovo Mons. Gabriele Mana, don Giovanni Perini e alcune realtà della Valle Cervo si sono ritrovate alla Domus Laetitiae per discutere di nuove economie che diano valore all’integrazione e all’accoglienza. Giuseppe Grosso ha messo nero su bianco la cronaca della serata e le sue impressioni.

L’incontro “verso una nuova economia – dallo scarto all’accoglienza” si è aperto con il videomessaggio con cui papa Francesco ha salutato il congresso nazionale di Confcooperative che raccoglie le imprese cooperative di ispirazione cristiana. Il messaggio è molto attuale e richiama in modo semplice, chiaro e diretto i valori fondanti di un’impresa cooperativa quali la solidarietà, la fratellanza, la missione affidata a queste imprese di generare occupazione. Il videomessaggio è disponibile nel portale di confcooperative al sito www.confcooperative.it.

La presidente della Cooperativa Domus Laetitiae, dottoressa Federica Collinetti, ha iniziato il suo intervento riprendendo una frase del videomessaggio in cui il papa ricorda che a fare impresa a partire dai profitti sono capaci tutti, fare impresa a partire dai bisogni è il talento delle cooperative e come si sia mantenuta negli oltre trent’anni di attività della Cooperativa la tensione ad essere il più possibile una vera cooperativa, vicina ai bisogni degli ultimi con l’attivazione di numerosi servizi sia all’interno dell’immobile Domus Laetitiae, sia sul territorio biellese collaborando con numerosi altri soggetti.

E’ stato ricordato il particolare legame che unisce la Cooperativa Domus Laetitiae alla Diocesi Biellese, che è proprietaria dell’immobile concesso in comodato da ormai 25 anni, un legame che lega questa Cooperativa non tanto alla persona del vescovo, come ha voluto sottolineare Mons. Mana, ma a tutta la chiesa e più in generale alla popolazione biellese.

Una operatrice della Cooperativa, che svolge anche l’attività di catechismo con gli ospiti che desiderano seguirla, ha messo in evidenza il notevole lavoro svolto a favore della integrazione e della accettazione delle persone disabili, a partire dal fatto di renderli visibili sul territorio e al territorio attraverso la loro stessa presenza che fino a poco tempo fa non era assolutamente abituale. Il lavoro di cura permette di avere dedizione non solo per il corpo delle persone ma anche per le loro difficoltà, emozioni, desideri, aspirazioni, fino ad entrare in una confidenza particolarmente intima e toccante per l’operatore che viene formato da questa relazione.

Successivamente è stata letta la profonda testimonianza di una persona che abita presso la Domus Laetitiae da oltre dieci anni e che in questa casa ha trovato una risposta alla domanda sul senso della sua vita, che non era riuscito a trovare in precedenza. Ora, dopo un lungo travaglio interiore, invita i giovani a conoscere bene le persone che frequentano e a puntare nelle loro relazioni al dialogo e all’amicizia.

Il Sindaco di Sagliano, Patrick Forgnone, ha messo in evidenza che in Valle Cervo la solidarietà che si opera è tanta ed è di fondamentale supporto alla amministrazione locale, grazie a tante persone che operano attivamente in varie associazioni e al tentativo sempre rilanciato di fare rete, di unire le forze e collaborare per il miglior bene possibile. Purtroppo i bisogni sono davvero tanti e sarebbe necessario coinvolgere ancora più persone nelle attività di sostegno, come la raccolta di generi alimentari “Fra’ Galdino” lanciata dalla Caritas che ha trovato una buona risposta da parte di tante famiglie.

Anna Argentero, presidente del Gruppo S. Vincenzo di Andorno ha espresso la sua difficoltà ad affrontare il tema dello scarto delle persone, che era appunto quello della serata, per la delicatezza che ha questo argomento. L’esperienza molto lunga dei volontari di contatto con le persone in difficoltà evidenzia che è fondamentale che queste persone non cadano in una spirale di autoesclusione, dalla quale è difficile aiutarle a sollevarsi. Nell’attività caritativa ci si trova a diretto contatto con il mistero della persona, che a volte sembra riuscire ad accettare solo gli aiuti materiali, senza permettere di comprendere se si riesca ad attivare anche una maggiore fiducia in se stessi. La cultura attuale basata sull’apparire e non sull’essere, sul virtuale e non sul reale riduce gli spazi di ascolto, di pazienza verso chi è più fragile e rispecchia le stesse fragilità che sono in qualche modo di tutti.

Ha preso la parola successivamente una volontaria del Centro di Ascolto Caritas di Sagliano che ha raccontato come, provenendo da un altro continente, ha iniziato a frequentare il centro all’inizio portando con sé tutta la difficoltà di chi non conosce la lingua e gli usi del suo nuovo paese, ma continuando poi a frequentarlo si trova ora a collaborare con le altre persone a cerare di aiutarle a superare il loro smarrimento.

Don Perini, responsabile della Caritas diocesana e anche di quella regionale, ha evidenziato come sia nel caso della disabilità che in quello dell’immigrazione il confronto con la diversità suscita una insicurezza e una paura riguardo alla propria identità. Si stabilisce un circolo vizioso in cui la paura genera lontananza e la lontananza genera paura. Il tema va affrontato a tre livelli: innanzi tutto personale, cercando di superare gli atteggiamenti e le emozioni superficiali che ci possono spingere al rifiuto. Poi a livello sociale c’è una percezione del fenomeno distorta. Il numero delle persone straniere nel biellese è di circa 5.000, a fronte di una popolazione di circa 170.000 abitanti, quindi un numero ridotto, ma che viene a volte percepito come molto maggiore, forse per la evidente differenza fisica degli stranieri, anche se una buona parte di loro passa inosservata perché proviene da nazioni occidentali. I racconti degli immigrati sono molto toccanti. Sono persone per lo più giovani, anche minorenni, che hanno spezzato il loro futuro, le loro relazioni, le loro abitudini per cercare di superare la guerra, la fame e giunti in Italia rischiano di vedere nuovamente spezzata la loro aspirazione a una vita buona. La loro posizione è oggettivamente peggiore di quella di tanti italiani che pure si trovano in difficoltà per vari motivi, ma che almeno possono contare sull’avere una famiglia, sull’essere parte a pieno titolo di una cultura. Anche i cristiani non sono indenni da atteggiamenti di rifiuto verso gli stranieri e questo interroga molto la stessa chiesa. Quanto al terzo livello, quello politico, si nota una notevole difficoltà a gestire l’immigrazione con la Legge Bossi Fini ancora in vigore che stabilisce il reato di clandestinità in contraddizione palese con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 10 ottobre 1948 sottoscritta anche dall’Italia che sancisce la libertà di dimora per ogni persona in ogni parte del mondo. Solo l’opinione pubblica, dal basso, può determinare un cambiamento, come sarebbe necessaria l’introduzione di un reddito minimo assicurato a tutte le persone che sono prive di ogni sostentamento.

Il Vescovo ha letto il numero 53 della Evangelii Gaudium in cui viene denunciato che questo tipo di economia non solo produce lo scarto ma addirittura uccide. E’ quindi necessario un grande lavoro educativo che coinvolga famiglie, imprese, associazioni. Chi opera a contatto con i poveri non è tanto un benefattore quanto un beneficato. I poveri ci convertono, ci insegnano la reciprocità, la condivisione, umanizzano l’umanità. Le radici della povertà sono cambiate nel tempo, dalla schiavitù al colonialismo, ora è la globalizzazione con al centro il profitto a soggiogare i poveri. Ma ci sono degli spazi in cui è possibile vivere relazioni liberanti, nel volontariato, nella famiglia dove ogni azione è gratuita. Nei Vangeli la moltiplicazione dei pani è raccontata 6 volte. Questo testo ci ricorda che è a partire dalla disponibilità a condividere il poco che ognuno ha che si può mettere in circolo un volano di solidarietà che permette di superare le difficoltà. E’ necessario promuovere nuovi stili di vita più attenti a ridurre gli sprechi, a promuovere sobrietà che non è mancanza, ma autentica felicità.

La serata, molto intensa, ha posto i partecipanti a contatto con significative esperienze personali e ha tracciato possibili vie per passare dallo scarto all’accoglienza verso una vita più condivisa, sobria e felice.