Biblioteca

Il libro è uno strumento per scoprire quello che 
non avrei mai potuto vedere in me stesso ( Marcel Proust)


CENTRO DI DOCUMENTAZIONE SULLA DISABILITÀ
La Cooperativa sociale Domus Laetitiae offre un servizio di documentazione, raccolta dati e informazioni nel campo dell’educazione, della disabilità, del disagio psico-sociale e della cooperazione. Il servizio è rivolto a famiglie, insegnanti, educatori, psicologi, volontari e coloro che per studio o conoscenza personale desiderano fare delle ricerche in questi campi. E’ possibile richiedere incontri con professionisti che, tramite materiale informativo (dvd, libri, riviste), possono recarsi nelle scuole, in gruppi giovanili, in associazioni e svolgere interventi per sensibilizzare sui temi sopra menzionati.

Il servizio si articola in una biblioteca di circa 2700 volumi le cui voci in catalogo riguardano i seguenti temi:

  • Arteterapia
  • Autonomia
  • Barriere architettoniche
  • Cooperazione e terzo settore
  • Counseling
  • Esperienze personali e di gruppo
  • Famiglia
  • Gruppi
  • Informatica
  • Integrazione lavorativa
  • Integrazione scolastica teorica e pratica
  • Introduzione all’handicap
  • Legislazione
  • Letteratura italiana e straniera
  • Letteratura per ragazzi
  • Medicina
  • Politiche e servizi sociali sanitari
  • Professioni
  • Psicologia
  • Psicologia dell’età evolutiva
  • Psicomotricità
  • Riabilitazione
  • Scienze dell’educazione
  • Sessualità ed affettività
  • Sociologia
  • Sport
  • Tesi
  • Test
  • Tipologie di handicap
  • Volontariato

Sono disponibili riviste di carattere psico-pedagogico, di politica socio-sanitaria, di riabilitazione e di associazionismo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione del mese di febbraio

“Iperconnessi”
di Jean M. Twenge –
Einaudi 2018
Collocazione: PS GEN TWENJ

Generazione-smartphone. È quella di ragazze e ragazzi che quest’anno fanno la maturità e dei loro fratelli e sorelle minori. Quelli col cellulare sempre in mano. Generazione iGen, li ha chiamati Jean M. Twenge, docente universitaria di psicologia a San Diego (USA), madre di tre figlie con meno di 18 anni. Altri l’hanno chiamata generazione Q,  quadrata, spigolosa.

Come le precedenti, qualcosa di speciale questa generazione ce l’ha e l’oggetto elettronico che ragazzi e ragazze  si portano persino a dormire, sotto il cuscino (quante volte gli abbiamo detto di toglierlo!), lo determina nel bene e nel male. Lo dicono vaste ricerche che hanno coinvolto negli USA 11 milioni di  studenti, ma sappiamo bene che anche in Italia i giovanissimi giocano, coltivano amicizie, si scambiano informazioni, guardano film, scherzano quasi esclusivamente attraverso gli smartphone.

I dati di quelle ricerche – la più famosa si chiama Monitoring the future – sono state studiate dalla prof. Twenge per scrivere un libro, uscito nel 2017 negli USA e nel 2018 in Italia.  Si intitola Iperconnessi e nel sottotitolo promette di spiegare “perché i ragazzi oggi crescono meno ribelli, più tolleranti, meno felici e del tutto impreparati a diventare adulti”.

Meno ribelli, più tolleranti, bevono meno e prendono la patente più tardi: forse in Italia questo non lo rileviamo tanto. Ma ha ragione Twenge quando dice che sono meno felici e impreparati a diventare adulti? Pensare ai nostri ragazzi men che sereni e più diffidenti del passato, meno curiosi e più depressi e solitari, ci dispiace. Accettiamo facilmente che siano in cerca di sicurezza ma che siano poco impazienti di essere indipendenti e competitivi? A molti giovani piace crescere lentamente, con pochi amici e ridotte interazioni sociali, fiduciosi nella famiglia che altre generazioni hanno tanto contestato: si legge nel libro e lo vediamo anche da noi. E sappiamo che il passaggio al mondo del lavoro sarà duro – anche se spesso è attutito da varie forme di preliminari e precarietà  – e non ci stupisce che pochi abbiano fretta di affrontarlo. Niente di male, rimandare l’ingresso nell’età adulta (impegni sentimentali compresi) se la società non ti pressa. Ma questo cosa comporterà sul piano del benessere individuale e sociale? Domanda aperta.

Nell’ultimo capitolo Twenge invita a capire gli iGen e cerca di dare qualche suggerimento. Bisogna accettarli, per prima cosa. E poi trovare il modo di indurli a una certa moderazione nell’uso di social e smartphone. Perché oggi si esagera e fa male. Mentre stare all’aria aperta, frequentare altri giovani, ridere, fare sport, dedicarsi a un progetto, innamorarsi di un essere in carne ed ossa fa bene. Si tratta di trovare un equilibrio.